A causa dell’influenza, sono stata tre giorni chiusa in casa senza parlare praticamente con anima viva, a parte qualche commento pieno di sternuti qui sul nostro blog. (Spero non vi siano arrivati sputacchi e bacilli).
Ieri sera invece: decido di essere guarita (bugia) e vado col mio legittimo – seppur di terza mano – consorte a sentire degli amici che suonano in un locale.
A un certo punto esco in giardino perché la musica col volume a palla mi sta rintronando, e mi siedo su un gradino. Lì mi accorgo che è seduta anche una ragazzina molto dark con uno shar-pei biondo. Li conoscete, no, quei cagnoloni con la pelle tutta plissettata? Ecco, ovviamente non resisto, e gli pastrugno il testone di velluto. Poi scopro che il plissettato si chiama Babau, che è il nome che io ho sempre sognato di dare a un cane, e lo pastrugno ancora di più.
Però però però, siccome eran tre giorni che stavo zitta, per la povera ragazzina dal cane plissé e dagli smokey eyes, inizia un incubo: le attacco un bottone dietro l’altro su qualunque argomento. Bla bla bla, figuratevi, avevo tre giorni di mutismo da smaltire, povera lei. Ma lei pare gradire. Tant’è che arriva una sua amica, coetanea, e si aggiunge al terzetto chiacchierino formato da Ragazzina Uno, Babau, e Sottoscritta.
Insomma, parliamo di animali, ovvio, ma poi anche di eutanasia, di medicina e industria farmaceutica, di viaggi, di libri, di un sacco di argomenti abbastanza impegnativi.
Le ragazzine, con mio sommo stupore, sono attente alla realtà, informate, curiose, aperte al mondo e alle idee degli altri, persino degli adulti come me.
E allora, zàcchete, alla domanda: Ma tu di cosa ti occupi? io, in vena di proselitismo, racconto a ragazzine e Babau del Club delle Matrigne. Babau sbadiglia, le girl ascoltano interessate, ma poi una delle due commenta:
Mia madre e mio padre non potrebbero mai divorziare: son troppo vecchi.
Ah, ma quanti anni hanno? chiedo temendo il peggio. Infatti:
Euhhh, un sacco, tipo quaranta.
Gasp.
E questo gasp corrisponde al pensiero che, nonostante queste ragazzine fossero il meglio che potessi incontrare in fatto di ragazzine, se una è figlia, i genitori possono essere anche giovani, ma sono comunque percepiti come vecchi, e quindi asessuati, e quindi non innamorabili.
Poi ovvio che, di fronte alla realtà, le ragazzine (e i ragazzini) si adeguano e, spesso con fatica, capiscono. Ma il primo pensiero è proprio: Naaa, i miei genitori mica fanno ‘ste cose.
Per questo, come dicevo nel mio vecchio blog quattro anni fa, la matrigna rappresenta, tra i vari orrori, anche l’orrore che mamma e papà hanno una sessualità. Perché – pensa la ragazzina – se il papà dorme con la matrigna, che non è mia mamma (quindi asessuata) ma una donna (quindi sessuata), significa che (gasp, sput) quei due scopano. E se papà scopa, allora sta a vedere che scopa anche mammà (doppio gasp, doppio sput). E queste cose non son tanto facili da affrontare, né da piccoli, e nemmeno a vent’anni.
E per questo, come ho sempre sostenuto e di cui ho trovato conferma ieri in un libro (*), alla matrigna va costruito, ex novo, un ruolo preciso. Che è ancora da inventare, ma che, sostanzialmente, non è quello di una seconda madre perché non ci sono né primi né secondi da stabilire ma solo persone, non è quello di un’amica perché svilirebbe il suo ruolo di educatrice e quello di accudimento, non è quello di nemica perché vabbe’ non vale, ma è quello di matrigna. Una Nuova Matrigna, contemporanea, attualizzata, attinente alla realtà. Che la società, pian pianino (uff) possa finalmente metabolizzare, smettendo di demonizzare. (Cosa che qui, nel nostro piccolo, stiamo facendo da anni).
Questo lavoro è anche in mano a ognuna di noi.
Per tranquillizzarvi, sappiate che poi ho smesso di attaccar bottone alle ragazzine, anche perché mi sono resa conto che, se avessero avuto anche sola mezza intenzione di cuccare lì al locale, con un’adulta logorroica seduta sul gradino con loro, non avrebbero combinato un granché. E mica volevo che per colpa mia poi cuccassero, tardivamente, un uomo divorziato con prole.
(Testo e foto di Rossella Chiacchierò)
(*) Il libro di psicanalisi che cito, in libreria dal 9 maggio, è “Chi è la più cattiva del reame?” di Laura Pigozzi
















