Outing su mia madre


Non ho mai parlato seriamente di mia madre. Adesso, per la prima volta nella mia vita, forse mi sento pronta, e ci provo, qui con voi.

Mia madre si è sposata a ventun anni. E a ventidue sono nata io. Era giovanissima, mia madre, e bellissima.

L’adolescenza, lei non l’ha mai vissuta. Medie e liceo in collegio, dalle suore, senza la possibilità di fare una cazzata, di disobbedire, di raccontare una bugia, di baciare un ragazzo. L’unica cosa che ha fatto – e lo racconta come un’impresa titanica – è stata quella di procurare alle sue compagne di collegio, una domenica sera, dell’acqua ossigenata con la quale di notte tutte le ragazze si sono intrise i capelli. Per poi, l’indomani mattina, presentarsi in classe come un esercito di piccole e biondissime Marilyn Monroe, suscitando l’orrore delle morigerate suorine. Questa è stata l’unica iniziativa sopra le righe che mia madre si è permessa di prendere nella sua vita. Poi, il matrimonio e la vita da madre e da casalinga l’hanno sopraffatta.

Non ci assomigliamo, io e mia madre. Né fisicamente (purtroppo: lei ha dei lineamenti perfetti), né come carattere. Lei è ordinata, non cede alle emozioni, detesta le novità, non si fida della gente, è cinica. Io, esattamente il contrario.

Ho cominciato a contestarla, come da copione, nell’adolescenza. Senza smettere mai di farlo, con diverse modalità, fino a oggi. Non mi piaceva come si pettinava, come si vestiva, non mi piacevano le sue scelte di vita (come se, negli anni Sessanta, si potesse davvero scegliere). Non mi piaceva la sua apparente freddezza, la sua chiusura verso il mondo, e soprattutto la sua totale e incondizionata dedizione a mio padre. Quella sudditanza che, dall’incommensurabile altezza dei miei quindici anni, giudicavo inammissibile.

Poi, un giorno di poco tempo fa, l’ho vista.

Ho visto mia madre, e l’ho riconosciuta come persona. Come donna.

E’ successo che l’ho sorpresa nel momento in cui, credendosi non vista, si è messa a sbuffare mentre mio padre parlava. Un piccolo e subacqueo moto di ribellione, il primo dopo cinquantaquattro anni di impassibilità.

Lei ha visto che io l’ho vista. Io le ho sorriso. Lei anche.

E’ nato, in quel momento, un germoglio di complicità. Il primo. Magico.

Io, alle porte dei miei cinquantatré anni, finalmente sento di volere bene a mia madre. E’ la prima volta che lo penso davvero. Questa emozione mi ha sconquassato.

E’ anche grazie a voi, mie lettrici, che ho riconosciuto mia madre come donna. E’ anche frequentando voi, ogni giorno, che l’ho vista come una di noi, una che potrebbe scrivere qui, raccontandosi con straziante sincerità, ammettendo sentimenti inconfessabili, tentando di ribellarsi e poi magari non avendo il coraggio, o gli strumenti, per farlo.

Forse sto uscendo dall’adolescenza emotiva grazie a voi, mie bellissime matrigne.

E penso che, insieme, siamo una forza immensa.

 

(Testo e foto di Rossella Calabrò)

 

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