Qualche anno fa avevo prestato il mio studio a un’amica carissima che si trovava in un momento di emergenza amorosa. L’avevo fatto volentieri, e anzi mi faceva tenerezza l’idea che, nello studietto, io ci lavorassi di giorno e lei ci dormisse di notte. Non ci incrociavamo praticamente mai, solo a volte durante il cambio della guardia, verso le otto di sera: io andavo via coi fogli di carta, lei arrivava col pigiama.
Però.
Però, ogni tanto mi veniva il nervoso. Uno di quei nervosi per cui una si insulta da sola, si dà della nevrotica, della meschina, della stronza anche. Mi capitava quando magari vedevo i suoi cosmetici sullo specchio del mio bagno, o un paio di mutande stese ad asciugare sul calorifero. Le sue mutande, sul mio calorifero. Mi faceva impressione, ecco. Mi sentivo invasa. E dire che ero davvero felicissima che lei abitasse lì per un po’, e anzi ero molto orgogliosa poterle dare una mano.
Eppure.
Eppure i segni della sua presenza mi turbavano. Non tanto, eh, per carità. Ma, sapete quella sensazione di nervi che per un attimo, vrrrrrrrr, si arricciano come codini di maiali? Ecco, un po’ quella.
Ripensandoci, è la stessa sensazione – di quelle per cui una si insulta da sola, si dà della nevrotica, della meschina, della stronza anche – che provavo durante i primi anni di matrignato al cospetto di oggetti figliastreschi sparsi per casa. Ora mi fanno tenerezza, ma allora il codino di maiale, vrrrrrr, mi si arricciava un bel po’.
Però, se mi si arricciava anche con la mia amica carissima, che non aveva niente a che fare con i precedenti matrimoni di mio marito (credo), allora quel vrrrrr vrrrrrrr forse non era legato direttamente ai miei disagi di matrigna.
Insomma, dovremmo imparare a distinguere i vrrrrr vrrrrrrr: ci sono arricciamenti di nervi generici, e arricciamenti di nervi specifici. Di quelli generici, non incolpiamo la famiglia ricostituita. Che, di vrrrrrr vrrrrrrrr ne produce tanti, ma non li produce tutti.
Mettiamoci anche che ho un brutto carattere, ovviamente, che vrrrrr-isce davvero troppo spesso.
(Testo e foto di Vrrrrrrossella Calabrò)
















