Oggi, guardando fuori dalla finestra, mi è venuto un mente dicembre. E poi mi sono ricordata di questo brano natalizio. Che, quanto meno per il clima, mi sembra adatto alla giornata. E poi così cominciamo a riderci su in anticipo.
Si intitola Il trekking di Natale.
“Natale con i tuoi. Sì, ma chi sono, esattamente, i tuoi? Il Natale della matrigna è complicato. Di tuoi, tu ne hai un po’. Ma, di loro, ce ne sono un sacco.
E poi, a Natale, i bambini stanno con papà o con mammà? Metà e metà.
Così, la sera della vigilia, metti i regali sotto l’albero, sapendo che quello non sarà l’Albero di Natale, ma uno dei tanti alberi a palle del boschetto allargato. Un alberello da mammà, uno da papà, uno dai nonni materni, uno dai nonni paterni, uno magari anche dai nonni matrigneschi. Sono alberi da visitare rigorosamente accompagnati dalla guardia forestale, seguendo turni severi e ritmi di trekking piuttosto impegnativi.
Sera della vigilia: ogni bambino ha una gita con pic-nic dai nonni materni con possibilità di pernottamento in loco, tra le palle dell’abete Uno.
25 dicembre: sveglia sul posto, e sosta presso l’abete materno denominato Due, per scartamento regali con inclusa gara di velocità. Poi, prova di depigiamamento rapido e camminata a passo sostenuto verso l’albero di papà. Lì convergeranno i nonni paterni e, anticipando il 6 gennaio, anche la matrigna.
Nel frattempo è prevista una sosta-whisky per la numerosa compagine di nonni di varia specie e appartenenza che si sono travestiti da Babbo Natale e hanno qualche difficoltà a districarsi da barbe finte e parentele bislacche. Le pance, hanno usato le loro, ma tentano cocciutamente di togliersele.
Dopodiché, via verso la tappa successiva: parenti vari ed eventuali, riuniti forzatamente nello stesso punto del bosco allargato, sotto l’abete Quattro. Altra gara di scartamento regali rapido, per dedicarsi alla sosta pranzo. La guardia forestale giace, distrutta, accanto all’abete Cinque, quello dedicato ai deboli di cuore, e fissa una palla luccicante che rotea psichedelica con effetto discoteca.
Il primo anno del trekking di Natale, ovviamente, è il più difficile per la matrigna. Perché, oltre alla guardia forestale, ci sarebbe estremo bisogno di un esperto di altri alberi, quelli genealogici. Insomma, vai a spiegare alla zia novantenne, acquisita di fresco, che tu non hai cambiato parrucchiere, sei solo un’altra moglie. E vai a spiegare ai tuoi genitori che quei bambini non le hai fatti tu senza dirgli niente, ma li hanno fatte altre donne. Sì, li hanno fatti con tuo marito, che però all’epoca dei fatti era marito loro. I tuoi genitori ti guardano smarriti come davanti a un compito in classe di matematica e, con aria indifferente ma subdola, depistano la busta natalizia con i tuoi cento euro nella ciotola del loro fido cocker.
Ma il sole sta tramontando: per fortuna a Natale le giornate sono corte, anche se non si direbbe. Il trekking volge al termine, è ora di incamminarsi verso la base. La base, quale base? La guardia forestale ha un sussulto sotto l’abete Cinque. Strappa un ultimo morso di pandoro come fosse un porcino, raccoglie le spore di zucchero con le dita, e controlla il piano di ritorno. Carta geografica, sestante, holter e pacemaker.
Ma alla fine, ogni singolo partecipante del trekking viene riaccompagnato all’abete di appartenenza. Dove, sognando palmizi infiniti, reciterà estatico il Mantra del Natale: Menomalecheperunannononseneparlapiù.”
(Testo e foto di Rossella Calabrò)