Sono reduce (ma proprio letteralmente reduce: più che un weekend è stato un Vietnam) da due giorni di lavoro a Pietrasanta in cui ho presentato in anteprima il mio nuovo libro (*) e ho condotto una gara di scrittura. Naturalmente, siccome ormai sapete come sono fatta, me ne sono capitate di tutti i colori. Vi riporto tre Terribili Aneddoti. Ma soprattutto, dopo gli aneddoti, vi racconto cosa ho imparato, anche in termini matrigneschi.
Terribile Aneddoto Uno:
Salgo sul palco per presentare la gara di scrittura Extreme Writing. La scaletta è complicata, io non ho mai fatto la conduttrice, quindi devo leggerne una buona parte. Siccome mi hanno dato questo incarico perché pare io sia spiritosa, esordisco davanti alla piazza di Pietrasanta gremita di centinaia di persone con la seguente, peraltro scarsuccia, battuta: “Scusatemi se leggerò, ma non ho avuto tempo di studiare la scaletta. O meglio: l’ho studiata come una pazza, ma non ci ho capito un pazzo.”
Segue mia espressione ammiccante.
Segue che non ride nessuno.
Mi impedisco di impiccarmi con la mia pashmina color ottanio, e vado avanti.
Terribile Aneddoto Due
Prima di partire, chiamo al telefono mia madre, detta Crudelia:
Io: “Sai, mamma, presenterò il mio nuovo libro a Pietrasanta nella sala di un museo.”
Cru: “Mhm, stai attenta che quando ti vedono ti chiudono in una teca.”
(Mia madre sì che ha sempre saputo infondere sicurezza alla sottoscritta prole. Quando ero un’adolescente lei, osservando i miei capelli che si arricciano con l’umidità, mi diceva: mhm, assomigli a Gullitt).
Terribile Aneddoto Tre
Sempre sul palco per la gara Extreme Writing, ora finita. In quanto conduttrice, proclamo i vincitori: tre ragazze a cui viene consegnata trionfalmente la coppa, che vengono applaudite e fotografate tra mille flash.
Io sono ai margini del palco, finalmente rilassata, e mi unisco agli applausi pensando tra me: Be’, per essere una timida, sono stata eroica.
A questo punto mi prende un nuovo pensiero, totalmente suicida e così idiota che lo trasformo prontamente in azione: per suggellare simbolicamente quel mio trionfo sulla timidezza, decido di esagerare, ed ecco che mi butto a pesce per terra, sdraiata in posa plastica e buffona e cartoonesca davanti alle ragazze.
Tutti ridono e si divertono (ma soprattutto scattano foto), mentre io passerò la notte in bianco, sveglia come un gufo fino alle cinque del mattino, vergognandomi, retroattivamente, a morte.
Ci tengo a precisare che sono astemia.
O forse era meglio non precisarlo.
Finiti gli aneddoti (che purtroppo non mi sono inventata), ecco cosa ho imparato.
Be’, intanto, che la timidezza si può vincere. Io ci ho messo cinquant’anni, magari qualcuna è meno tarda di me, ma insomma si può vincere. Basta cominciare a fare una sola cosa, anche piccola, scegliendo proprio tra quelle che non avremmo mai il coraggio di fare. Fatta quella, e capito che è possibile farla, pian pianino si continua, si alza il tiro, e non ci si ferma più. Si guarisce. Confesso che io l’ho imparato da Valentina Mela Verde, un fumetto di Grazia Nidasio sul Corriere dei Ragazzi di duecentomila anni fa, quando ero una bambina. Lei suggeriva di fare proprio così, e quel suggerimento mi è rimasto impresso per tutta la vita (sono una dalle letture sofisticate, sì sì).
Ma prendiamo un abbraccio a un figliastro, per esempio. E’ una cosa che magari abbiamo il terrore di fare per timidezza oltre che per una sorta di pudore, no? Eppure, se riusciamo a farlo la prima volta (scorticandoci l’anima), poi scopriamo che la seconda volta è meno difficile, la terza ancora meno, e insomma alla fine non abbiamo più paura.
E poi ho imparato un’altra cosa: non dobbiamo avere paura di essere noi stesse. Io sono una cazzona, mi piace giocare, ridere, e sono incapace di prendermi sul serio. Ieri ho mostrato come sono a un pubblico immenso ed è andata benissimo. Con mio stupore, sono stata apprezzata per quello che sono, non per come avrei dovuto apparire per piacere.
La stessa cosa vale nella famigliastra: mostriamoci per quello che siamo veramente, perché solo così creeremo una famiglia(stra) e non solo un gruppo di persone costrette ad abitare nella stessa casa. Sono due cose molto, molto diverse. E poi, sapete quanta fatica si risparmia, smettendo di avere l’ansia di piacere? Tutta energia che si può dedicare a noi stesse, una volta tanto.
(*) Il nuovo libro che ho presentato a Pietrasanta in anteprima alla manifestazione Anteprime (appunto) si intitola “Il Tasto G”, l’editore è Sperling&Kupfer, e dal 18 giugno sarà in tutte le librerie e anche in ebook. http://www.inmondadori.it/Il-tasto-G-Rossella-Calabro/eai978882005473/
(Testo di Rossella Calabrò. Foto che ritrae Rossella Calabrò presa da Twitter. #Xwriting)

























