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	<title>Il Blog delle Matrigne</title>
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	<description>di Rossella Calabrò</description>
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		<title>Tre Terribili Aneddoti, e una morale</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2013 23:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossella Calabrò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono reduce (ma proprio letteralmente reduce: più che un weekend è stato un Vietnam) da due giorni di lavoro a Pietrasanta in cui ho presentato in anteprima il mio nuovo libro (*) e ho condotto una gara di scrittura. Naturalmente, &#8230; <a href="http://matrigne.style.it/2013/06/11/tre-terribili-aneddoti-e-una-morale/">Continua &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://matrigne.style.it/files/2013/06/Xwriting-stretta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1528" src="http://matrigne.style.it/files/2013/06/Xwriting-stretta-288x300.jpg" alt="" width="288" height="300" /></a>Sono reduce (ma proprio letteralmente <em>reduce</em>: più che un weekend è stato un Vietnam) da due giorni di lavoro a Pietrasanta in cui ho presentato in anteprima il mio nuovo libro (*) e ho condotto una gara di scrittura. Naturalmente, siccome ormai sapete come sono fatta, me ne sono capitate di tutti i colori. Vi riporto tre Terribili Aneddoti. Ma soprattutto, dopo gli aneddoti, vi racconto cosa ho imparato, anche in termini matrigneschi.</p>
<p><strong>Terribile Aneddoto Uno:</strong></p>
<p><em>Salgo sul palco per presentare la gara di scrittura Extreme Writing. La scaletta è complicata, io non ho mai fatto la conduttrice, quindi devo leggerne una buona parte. Siccome mi hanno dato questo incarico perché pare io sia spiritosa, esordisco davanti alla piazza di Pietrasanta gremita di centinaia di persone con la seguente, peraltro scarsuccia, battuta: &#8220;Scusatemi se leggerò, ma non ho avuto tempo di studiare la scaletta. O meglio: l&#8217;ho studiata come una pazza, ma non ci ho capito un pazzo.&#8221;</em></p>
<p><em>Segue mia espressione ammiccante.</em></p>
<p><em>Segue che non ride nessuno.</em></p>
<p><em>Mi impedisco di impiccarmi con la mia pashmina color ottanio, e vado avanti.</em></p>
<p><strong>Terribile Aneddoto Due</strong></p>
<p><em>Prima di partire, chiamo al telefono mia madre, detta Crudelia:</em></p>
<p><em>Io: &#8220;Sai, mamma, presenterò il mio nuovo libro a Pietrasanta nella sala di un museo.&#8221;</em></p>
<p><em>Cru: &#8220;Mhm, stai attenta che quando ti vedono ti chiudono in una teca.&#8221;</em></p>
<p><em>(Mia madre sì che ha sempre saputo infondere sicurezza alla sottoscritta prole. Quando ero un&#8217;adolescente lei, osservando i miei capelli che si arricciano con l&#8217;umidità, mi diceva: mhm, assomigli a Gullitt).</em></p>
<p><strong>Terribile Aneddoto Tre</strong></p>
<p><em>Sempre sul palco per la gara Extreme Writing, ora finita. In quanto conduttrice, proclamo i vincitori: tre ragazze a cui viene consegnata trionfalmente la coppa, che vengono applaudite e fotografate tra mille flash.</em></p>
<p><em>Io sono ai margini del palco, finalmente rilassata, e mi unisco agli applausi pensando tra me: Be&#8217;, per essere una timida, sono stata eroica.</em></p>
<p><em>A questo punto mi prende un nuovo pensiero, totalmente suicida e così idiota che lo trasformo prontamente in azione: per suggellare simbolicamente quel mio trionfo sulla timidezza, decido di esagerare, ed ecco che mi butto a pesce per terra, sdraiata in posa plastica e buffona e cartoonesca davanti alle ragazze.</em></p>
<p><em>Tutti ridono e si divertono (ma soprattutto scattano foto), mentre io passerò la notte in bianco, sveglia come un gufo fino alle cinque del mattino, vergognandomi, retroattivamente, a morte.</em></p>
<p><em>Ci tengo a precisare che sono astemia.</em></p>
<p><em>O forse era meglio non precisarlo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Finiti gli aneddoti (che purtroppo non mi sono inventata), ecco cosa ho imparato.</strong></p>
<p>Be&#8217;, intanto, che la timidezza si può vincere. Io ci ho messo cinquant&#8217;anni, magari qualcuna è meno tarda di me, ma insomma si può vincere. Basta cominciare a fare una sola cosa, anche piccola, scegliendo proprio tra quelle che non avremmo mai il coraggio di fare. Fatta quella, e capito che è possibile farla, pian pianino si continua, si alza il tiro, e non ci si ferma più. Si guarisce. Confesso che io l&#8217;ho imparato da Valentina Mela Verde, un fumetto di Grazia Nidasio sul Corriere dei Ragazzi di duecentomila anni fa, quando ero una bambina. Lei suggeriva di fare proprio così, e quel suggerimento mi è rimasto impresso per tutta la vita (sono una dalle letture sofisticate, sì sì). <img src='http://matrigne.style.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Ma prendiamo un abbraccio a un figliastro, per esempio. E&#8217; una cosa che magari abbiamo il terrore di fare per timidezza oltre che per una sorta di pudore, no? Eppure, se riusciamo a farlo la prima volta (scorticandoci l&#8217;anima), poi scopriamo che la seconda volta è meno difficile, la terza ancora meno, e insomma alla fine non abbiamo più paura.</p>
<p>E poi ho imparato un&#8217;altra cosa: non dobbiamo avere paura di essere noi stesse. Io sono una cazzona, mi piace giocare, ridere, e sono incapace di prendermi sul serio. Ieri ho mostrato come sono a un pubblico immenso ed è andata benissimo. Con mio stupore, sono stata apprezzata per quello che sono, non per come avrei dovuto apparire per piacere.</p>
<p>La stessa cosa vale nella famigliastra: mostriamoci per quello che siamo veramente, perché solo così creeremo una famiglia(stra) e non solo un gruppo di persone costrette ad abitare nella stessa casa. Sono due cose molto, molto diverse. E poi, sapete quanta fatica si risparmia, smettendo di avere l&#8217;ansia di piacere? Tutta energia che si può dedicare a noi stesse, una volta tanto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(*) Il nuovo libro che ho presentato a Pietrasanta in anteprima alla manifestazione Anteprime (appunto) si intitola &#8220;Il Tasto G&#8221;, l&#8217;editore è Sperling&amp;Kupfer, e dal 18 giugno sarà in tutte le librerie e anche in ebook. http://www.inmondadori.it/Il-tasto-G-Rossella-Calabro/eai978882005473/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(Testo di Rossella Calabrò. Foto che ritrae Rossella Calabrò presa da Twitter. #Xwriting)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Non sono una mamma, sono una persona&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 09:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossella Calabrò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Non sono una mamma, sono una persona&#8221;. Pàffeta, l&#8217;altra mattina, con i neuroni ancora tutti uno sbadiglio, quindi senza filtri né censure, mi è uscita questa sentenza che ho rivolto (sorridendo) (abbastanza) alla mia figliastra adolescente. L&#8217;antefatto: la sera prima, venerdì, &#8230; <a href="http://matrigne.style.it/2013/05/12/non-sono-una-mamma-sono-una-persona/">Continua &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://matrigne.style.it/files/2013/05/Non-sono-una-mamma1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1513" src="http://matrigne.style.it/files/2013/05/Non-sono-una-mamma1-300x294.jpg" alt="" width="300" height="294" /></a>&#8220;Non sono una mamma, sono una persona&#8221;. Pàffeta, l&#8217;altra mattina, con i neuroni ancora tutti uno sbadiglio, quindi senza filtri né censure, mi è uscita questa sentenza che ho rivolto (sorridendo) (abbastanza) alla mia figliastra adolescente.</p>
<p>L&#8217;antefatto: la sera prima, venerdì, lei mi aveva detto che avrebbe pranzato volentieri con me (di solito, essendo ormai grande, il sabato mangia con gli amici). Avrei pranzato volentieri anch&#8217;io con lei, quindi mi sono liberata dagli impegni, ho organizzato il mio (poco) tempo, eccetera eccetera eccetera. E intanto c&#8217;era una vocina piccola piccola dentro di me che mi bisbigliava qualcosa.</p>
<p>E infatti: Ehm, Rossella, contrordine &#8211; esordisce la figliastra poco prima dell&#8217;ora di pranzo &#8211; ho un impegno.</p>
<p>Eccallà, l&#8217;adolescente che fa il pacco.</p>
<p>Mi sono ricordata della mia adolescenza e di quando consideravo un impegno con un adulto qualcosa che si poteva tranquillamente annullare all&#8217;ultimo momento in quanto non annoverabile tra gli impegni &#8220;veri&#8221;. Tanto gli adulti, pensavo a quell&#8217;età, sono lì a disposizione dei figli, mica hanno una vita privata. (Che fossero a disposizione anche dei figliastri non lo pensavo ma, se mi fossi soffermata sull&#8217;ipotesi, mi sarei risposta che, sì, erano a disposizione anche dei figliastri, ovvio, e dei nipoti e di tutta la categoria di personcine che si sentono l&#8217;ombelico del mondo).</p>
<p>E così mi è uscita spontanea la fatidica frase.</p>
<p>Poi, facendo pascolare i miei neuroni su un&#8217;intera coltivazione di caffè, ho argomentato alla figliastrina la mia uscita. Che non riguardava solo le madri (dato che oltretutto non lo sono), ma i rapporti tra adolescenti e adulti.</p>
<p>L&#8217;adolescentessa ha capito al volo, o ha finto benissimo forse perché, appunto, doveva uscire altrettanto al volo.</p>
<p>Morale della favola: le morali sono due.</p>
<p>Morale uno: gli adolescenti sono fatti così. E non bisogna prenderla come un affronto personale. Tra l&#8217;altro anche noi eravamo così, chi più (io), chi meno.</p>
<p>Morale due: sputare i rospi fa benissimo. Se me ne fossi stata zitta avrei accumulato quel po&#8217; di rancoretto che mi avrebbe intossicato il pranzo (peraltro improvvisamente libero e passato a prendere il sole sul balcone, beata). Invece così, sput!, io mi sono liberata del rospo rancoroso, lei ha capito, e la prossima volta, be&#8217;, la prossima volta con ogni probabilità lei lo farà ancora. Del resto, diciassette anni si hanno una volta sola, e oltretutto se non si infrangono le regole a quell&#8217;età, quando lo si fa?</p>
<p>Ah, visto che oggi è il 12 maggio: buona Festa della Persona a mamme e matrigne. <img src='http://matrigne.style.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(Testo e foto di Rossella Calabrò)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Figli e figliastri: libretto di istruzioni</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 22:25:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossella Calabrò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Avete acquistato presso la nostra ditta un figlio o un figliastro? Complimenti! Eccovi il libretto di istruzioni, del tutto gratuito, che ci eravamo dimenticati di allegare. Nozione base: il figlio o figliastro (chiamiamolo Esemplare F), nonostante le apparenze talvolta &#8230; <a href="http://matrigne.style.it/2013/04/29/figli-e-figliastri-libretto-di-istruzioni/">Continua &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://matrigne.style.it/files/2013/04/Istruzioni-Figli-e-Figliastri.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1500" src="http://matrigne.style.it/files/2013/04/Istruzioni-Figli-e-Figliastri-295x300.jpg" alt="" width="295" height="300" /></a>Avete acquistato presso la nostra ditta un figlio o un figliastro? Complimenti! Eccovi il libretto di istruzioni, del tutto gratuito, che ci eravamo dimenticati di allegare.</p>
<p>Nozione base: il figlio o figliastro (chiamiamolo <em>Esemplare F</em>), nonostante le apparenze talvolta demoniache, è in tutto e per tutto un bambino o un adolescente appartenente alla razza umana. Ciò si nota agevolmente appoggiando l&#8217;esemplare con cautela per terra e osservandolo a distanza di sicurezza, talvolta con una maschera antigas. Se per caso nei suoi occhioni notate una pupillina stretta stretta, tipica dei cobra, non fateci caso, probabilmente avete solo sbagliato il lavaggio. La prossima volta usate l&#8217;anti-infeltrente, che potete riciclare per i vostri capelli in caso di pioggia.</p>
<p>Una nota: se non vi riconoscete nei comportamenti di un Esemplare F, se pensate insomma che alla sua età non eravate così, avete probabilmente ragione. Ma alla vostra età i genitori erano diversi, voi eravate diverse, e anche la società era diversa, quindi non accanitevi a cercare differenze, perché le troverete tutte, ma sarà una pedalata a vuoto che vi farà solo venire due polpaccioni così. Limitatevi ad accettare, eventualmente capire, e sicuramente gestire. Comunque noi, per politica aziendale, non accettiamo resi. Eh no.</p>
<p>1</p>
<p>Se l&#8217;Esemplare F acquistato presso la nostra onorata ditta è di sesso femminile, vi consigliamo di ordinare anche, presso la farmacia con noi convenzionata o dallo spacciatore nei giardinetti sotto casa, un poderoso kit di psicofarmaci da tenere sul comodino.</p>
<p>In ogni caso vi informiamo che la gelosia femminile è un fatto inevitabile che si verifica sia tra matrigne e figliastre, sia tra madri biologiche e figlie biologicissime. Sono stati scritti fiumi di parole su Edipo, Elettra, e tutti quei complessi lì che non suonano ma che ce le suonano.</p>
<p>Inoltre è bene sappiate, esimie clienti, che noi non accettiamo reclami in quanto i problemi non dipendono dalla qualità della nostra fornitura, ma dai capricci della Natura S.p.A. Che non ha alcun legame commerciale con noi.</p>
<p>2</p>
<p>Se avete acquistato un modello “Baby”, osservate attentamente la dicitura tatuata sulla nuca, appena sotto la zona dove si annidano plotoni di pidocchi: il Baby richiede una quantità smodata di attenzioni. Ma smodata-smodata. Del resto è nella sua fisiologia. Vi siete mai chieste perché le voci dei cuccioli, d’uomo o di qualunque altro mammifero, sono così stridule e ricche di decibel? Proprio perché la natura ha dotato i piccoli di corde vocali da stadio, in modo da essere sentiti dagli adulti, in caso di bisogno, anche a distanze galattiche. In effetti il kit di teletrasporto“Galassia Lontana” che avevamo commercializzato recentemente è stato un flop, perché le voci dei nostri modelli Baby arrivavano a rompere i timpani, e non solo, anche su Betelgeuse e pianeti limitrofi.</p>
<p>3</p>
<p>Specifico per matrigne: se ritenete che il vostro Esemplare F sia maleducato, andate a osservare la dicitura che abbiamo tatuato sotto la sua chiappa destra: dice che, in casa vostra, voi siete libere di imporre le vostre regole, impostando adeguatamente l’appostito chip posto sotto la sua ascella sinistra. A casa sua il chip ascellare verrà ri-impostato in altro modo, poi di nuovo a casa vostra nell’altra modalità e così via. Ma niente paura, i nostri chip in silicio extra-stronz sono praticamente indistruttibili, a differenza vostra. Quindi continuate pure a regolarli ogni santo giorno allargato. Alla fine il chip si autoregolerà autonomamente, senza necessità di un vostro intervento. Garantite o rimborsate. (Naaaa, scusate, questa era una battuta, niente rimborso).</p>
<p>N.B. Ci scusiamo per non aver allegato le istruzioni prima, causando alcuni disguidi con la precedente fornitura di Esemplari F. Fotocopiate e distribuite a chi era rimasta senza.</p>
<p>Ah, dimenticavamo: auguri!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Direzione</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(Testo e foto dello shampoo anti-infeltrente di Rossella Calabrò) <img src='http://matrigne.style.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </em></p>
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		<item>
		<title>Petra Delicado, matrigna, poliziotta, e ingoiatrice di rospi</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 12:33:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Alicia Giménez-Bartlett, brava scrittrice di polizieschi e non solo, è una matrigna. Si capisce benissimo dalle cose che fa fare alla sua protagonista, la poliziotta Petra Delicado. Qui, nel romanzo &#8220;Gli onori di casa&#8221;, Petra ha regalato alla sua &#8230; <a href="http://matrigne.style.it/2013/04/19/petra-delicado-matrigna/">Continua &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://matrigne.style.it/files/2013/04/Petra.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1489" src="http://matrigne.style.it/files/2013/04/Petra-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a>Alicia Giménez-Bartlett, brava scrittrice di polizieschi e non solo, è una matrigna. Si capisce benissimo dalle cose che fa fare alla sua protagonista, la poliziotta Petra Delicado.</p>
<p>Qui, nel romanzo &#8220;Gli onori di casa&#8221;, Petra ha regalato alla sua figliastra Marina un libro su Isadora Duncan,  dato che la piccola farà un corso di danza. Ma qualcuno, si direbbe per partito preso, non ha gradito il regalo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Stavo mettendo tutto in un tegame quando il telefono suonò. Era Hugo, uno dei gemelli.</p>
<p>- Scusa se ti disturbo, Petra; solo che è scoppiato un casino e c&#8217;è Marina che piange. Vedi se riesci a consolarla tu.</p>
<p>- Che cosa avete combinato?</p>
<p>- Noi niente, ti giuro! Sua madre ha trovato il libro che le hai regalato e ha fatto una scena terribile. (&#8230;) Il fatto è che glielo ha confiscato e l&#8217;ha anche sgridata  perché leggeva quella roba.  La povera Marina adesso è qui da noi e non la finisce più di piangere. Magari tu le dici qualcosa e si calma.</p>
<p>- Va bene, passamela.</p>
<p>Tardò un po&#8217; a venire al telefono, e nell&#8217;attesa non smisi di rimproverarmi dicendomi cose del tipo &#8220;Chi te l&#8217;ha fatto fare di metterti nei guai? Sei un&#8217;imbecille, Petra&#8221;. All&#8217;improvviso sentii qualcuno che tirava su col naso dall&#8217;altro capo della linea.</p>
<p>- Marina, che cos&#8217;hai?</p>
<p>- Niente.</p>
<p>- Ci sei rimasta male?</p>
<p>- Mia madre è un&#8217;isterica.</p>
<p>Premetti il tasto della prudenza, quello del buon senso quello delle formule borghesi benpensanti, ed ecco cosa mi uscì di bocca:</p>
<p>- Tua madre ha ragione; credo di essermi sbagliata a comprarti quel libro. Non è molto adatto per la tua età.</p>
<p>- Ma se ero arrivata quasi a metà e mi stava piacendo tantissimo!</p>
<p>- E&#8217; la vita di una donna infelice che ha avuto molti amori e sono tutti finiti male.</p>
<p>- E per questo mia madre mi toglie il libro? Ma se io ai ragazzi non ci penso nemmeno!</p>
<p>- Sì, però le vite infelici non sono un buon argomento per le bambine della tua età.</p>
<p>- Ma era una ballerina bravissima!</p>
<p>(&#8230;) &#8211; Marina, le cose sono come sono e tua madre è tua madre. Finirai il libro quando sarai più grande. E adesso promettimi che non piangi più.</p>
<p>- E va bene &#8211; mi disse, come se mi facesse una grande concessione.</p>
<p>- Ci vediamo sabato, allora.</p>
<p>Corsi in cucina (&#8230;) e il mio allegro canticchiare fu  sostituito da inconcludenti brontolii contro l&#8217;infanzia, il matrimonio, i padri divorziati e la danza classica e moderna in generale.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(Testo tratto da &#8220;Gli onori di casa&#8221; di Alicia Giménez-Bartlett, ed. Sellerio)</em></p>
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		<title>So&#8217; fia de &#8216;na matrigna? No, di un patrigno, ma è già un passo avanti</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Apr 2013 19:56:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossella Calabrò</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://matrigne.style.it/files/2013/04/Sofia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1475" src="http://matrigne.style.it/files/2013/04/Sofia-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Anche la Disney si adegua (per questioni di marketing ovviamente, mica perché le siamo simpatiche) alle nuove famiglie. Ed ecco che spunta <strong>Sofia Prima</strong>, una principessa, sì, però un po&#8217; meno melensa delle altre. Sostiene l&#8217;articolo letto su Repubblica che Sofia &#8220;non sogna più il principe azzurro, la bellezza non è l&#8217;aspetto più importante, la bontà diventa fondamentale. E la famiglia reale (dove sono bandite le orrende matrigne del passato) si adegua ai tempi.&#8221;</p>
<p>Pare quindi che Sofia viva in una famiglia ricostituita, senza per questo essersi trasformata, chessò, in una boccia dei pesci rossi o in un triste comò.</p>
<p>Il trucco, sempre stando a quello che ho letto, è che Disney ha affidato al suo pubblico la definizione del nuovo personaggio. E i bambini hanno proposto un&#8217;eroina che magari è una figliastra, che magari magari magari non vuole scuoiare ogni giorno la sua matrigna o il suo patrigno (solo a giorni alterni), che insomma è una bambina normale. Principessa, certo, ma, pur nella sua principessitudine, normale.</p>
<p>Però la figliastra Sofia (ettepareva) vive col nuovo compagno della madre, non con la nuova compagna del padre. Chissà com&#8217;è, i patrigni sono sempre meno demonizzati delle matrigne.</p>
<p>Comunque, consideriamo questa virata della Disney un piccolo passo avanti. Del resto, da un&#8217;azienda che ci ha proposto per decenni, tra le altre temibili aspirazioni, pettinature che si possono ottenere solo incollando un panettone su cranio, non ci si poteva aspettare di più.</p>
<p>A proposito, signori della Disney: quando la finiremo con le principesse e passeremo alle pescivendolesse, per esempio? Eddai, su.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(Testo di Rossella Calabrò, foto Disney)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Che palle, aprile come Natale</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 13:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossella Calabrò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi, guardando fuori dalla finestra, mi è venuto un mente dicembre. E poi mi sono ricordata di questo brano natalizio. Che, quanto meno per il clima, mi sembra adatto alla giornata. E poi così cominciamo a riderci su in anticipo. &#8230; <a href="http://matrigne.style.it/2013/04/05/che-palle-aprile-come-natale/">Continua &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="font-size: 16px;color: #444444;line-height: 24px"><a href="http://matrigne.style.it/files/2013/04/Palle-Natale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1466" src="http://matrigne.style.it/files/2013/04/Palle-Natale-293x300.jpg" alt="" width="293" height="300" /></a>Oggi, guardando fuori dalla finestra, mi è venuto un mente dicembre. E poi mi sono ricordata di questo brano natalizio. Che, quanto meno per il clima, mi sembra adatto alla giornata. E poi così cominciamo a riderci su in anticipo.</span></h1>
<p>Si intitola <strong>Il trekking di Natale</strong>.</p>
<p>&#8220;Natale con i tuoi. Sì, ma chi sono, esattamente, i tuoi? Il Natale della matrigna è complicato. Di tuoi, tu ne hai un po&#8217;. Ma, di loro, ce ne sono un sacco.</p>
<p>E poi, a Natale, i bambini stanno con papà o con mammà? Metà e metà.</p>
<p>Così, la sera della vigilia, metti i regali sotto l’albero, sapendo che quello non sarà l’Albero di Natale, ma uno dei tanti alberi a palle del boschetto allargato. Un alberello da mammà, uno da papà, uno dai nonni materni, uno dai nonni paterni, uno magari anche dai nonni matrigneschi. Sono alberi da visitare rigorosamente accompagnati dalla guardia forestale, seguendo turni severi e ritmi di trekking piuttosto impegnativi.</p>
<p>Sera della vigilia: ogni bambino ha una gita con pic-nic dai nonni materni con possibilità di pernottamento in loco, tra le palle dell’abete Uno.</p>
<p>25 dicembre: sveglia sul posto, e sosta presso l’abete materno denominato Due, per scartamento regali con inclusa gara di velocità. Poi, prova di depigiamamento rapido e camminata a passo sostenuto verso l’albero di papà. Lì convergeranno i nonni paterni e, anticipando il 6 gennaio, anche la matrigna.</p>
<p>Nel frattempo è prevista una sosta-whisky per la numerosa compagine di nonni di varia specie e appartenenza che si sono travestiti da Babbo Natale e hanno qualche difficoltà a districarsi da barbe finte e parentele bislacche. Le pance, hanno usato le loro, ma tentano cocciutamente di togliersele.</p>
<p>Dopodiché, via verso la tappa successiva: parenti vari ed eventuali, riuniti forzatamente nello stesso punto del bosco allargato, sotto l’abete Quattro. Altra gara di scartamento regali rapido, per dedicarsi alla sosta pranzo. La guardia forestale giace, distrutta, accanto all’abete Cinque, quello dedicato ai deboli di cuore, e fissa una palla luccicante che rotea psichedelica con effetto discoteca.</p>
<p>Il primo anno del trekking di Natale, ovviamente, è il più difficile per la matrigna. Perché, oltre alla guardia forestale, ci sarebbe estremo bisogno di un esperto di altri alberi, quelli genealogici. Insomma, vai a spiegare alla zia novantenne, acquisita di fresco, che tu non hai cambiato parrucchiere, sei solo un’altra moglie. E vai a spiegare ai tuoi genitori che quei bambini non le hai fatti tu senza dirgli niente, ma li hanno fatte altre donne. Sì, li hanno fatti con tuo marito, che però all’epoca dei fatti era marito loro. I tuoi genitori ti guardano smarriti come davanti a un compito in classe di matematica e, con aria indifferente ma subdola, depistano la busta natalizia con i tuoi cento euro nella ciotola del loro fido cocker.</p>
<p>Ma il sole sta tramontando: per fortuna a Natale le giornate sono corte, anche se non si direbbe. Il trekking volge al termine, è ora di incamminarsi verso la base. La base, quale base? La guardia forestale ha un sussulto sotto l’abete Cinque. Strappa un ultimo morso di pandoro come fosse un porcino, raccoglie le spore di zucchero con le dita, e controlla il piano di ritorno. Carta geografica, sestante, holter e pacemaker.</p>
<p>Ma alla fine, ogni singolo partecipante del trekking viene riaccompagnato all’abete di appartenenza. Dove, sognando palmizi infiniti, reciterà estatico il Mantra del Natale: <em>Menomalecheperunannononseneparlapiù.&#8221;</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><em>(Testo e foto di Rossella Calabrò)</em></p>
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		<title>Siamo uomini o polli?</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 18:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossella Calabrò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei. Mai affermazione fu più veritiera: a causa degli estrogeni introdotti artificialmente in molti alimenti, in particolare nel pollame, è in atto una graduale ma inesorabile mutazione del cervello maschile. Questa trasformazione, &#8230; <a href="http://matrigne.style.it/2013/03/28/un-piccolo-passo-per-il-pollo-un-grande-passo-per-lumanita/">Continua &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://matrigne.style.it/files/2013/03/Pesce-dAprile.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1451" src="http://matrigne.style.it/files/2013/03/Pesce-dAprile-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a><em>Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei</em>. Mai affermazione fu più veritiera: a causa degli estrogeni introdotti artificialmente in molti alimenti, in particolare nel pollame, è in atto una graduale ma inesorabile mutazione del cervello maschile. Questa trasformazione, che rende i neuroni un po&#8217; femminili (ma solo i neuroni, eh, niente paura, le parti basse restano intatte), fa sì che gli uomini, finalmente, stiano imparando ad ascoltare le donne.</p>
<p>Un esempio? I nostri scienziati, mandati in ricognizione presso cento coppie-campione, hanno registrato conversazioni davvero eloquenti. Le donne hanno parlato di scarpe, e gli uomini non hanno reagito con il solito grugnito distratto, ma anzi hanno preso parte alla discussione, intervenendo persino a tono e dichiarando che, quest&#8217;anno, si sa, i tacchi scenderanno di un paio di centimetri. Le donne hanno parlato di ombretti glitterati, e gli uomini non si sono suicidati inghiottendo sei confezioni di ciglia finte. E anche argomenti quali il colore delle tende o un nuovo servizio di piatti color melanzana &#8211; di cui davvero non si può fare a meno al giorno d&#8217;oggi &#8211; hanno suscitato un interesse del tutto inedito.</p>
<p>Quegli stessi uomini che, prima degli estrogeni, attivavano i padiglioni auricolari solo per ascoltare la tivù, ora discettano garruli su creme anticellulite, candele profumate, o sull&#8217;imprescindibile questione capelli scalati sì, capelli scalati no.</p>
<p>Insomma, l&#8217;empatia sta per regnare sovrana in ogni casa, l&#8217;incomunicabilità di coppia sarà solo un brutto ricordo, e i divorzi caleranno drasticamente. Persino le relazioni extra-coniugali subiranno una rassicurante riduzione. Perché ovviamente anche il sesso coniugale, in questa nuova era, andrà meglio. Più fantasia, più romanticismo, più zone erogene da esplorare, più attenzione alle esigenze femminili. E gli uomini capiranno finalmente che, per le donne, una frase come &#8220;sei dimagrita&#8221; è più erotizzante di mille immagini o manovre a luci rosse.</p>
<p>Che gli estrogeni contenuti nei poveri polli siano la soluzione contro il disfacimento del sacro vincolo del matrimonio e lo sgretolamento della morale?</p>
<p>Ebbene sì. E un nuovo, radioso futuro ci attende.</p>
<p>Pesce d&#8217;Aprile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(Testo e foto di Rossella Calabrò)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>In taxi</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 21:49:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossella Calabrò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Ci sono persone che mi incantano. Per la loro semplicità, per quell&#8217;entusiasmo quieto, intimo, che manda un profumo speciale dal cuore. Per quella voglia bambina di giocare, anche a sessant&#8217;anni suonati, e per quella curiosità del mondo che non passa &#8230; <a href="http://matrigne.style.it/2013/03/21/in-taxi/">Continua &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://matrigne.style.it/files/2013/03/71HOnM2L5pL._AA1500_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1443" src="http://matrigne.style.it/files/2013/03/71HOnM2L5pL._AA1500_-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Ci sono persone che mi incantano.</p>
<p>Per la loro semplicità, per quell&#8217;entusiasmo quieto, intimo, che manda un profumo speciale dal cuore. Per quella voglia bambina di giocare, anche a sessant&#8217;anni suonati, e per quella curiosità del mondo che non passa nemmeno quando i capelli sono diventati tutti bianchi.</p>
<p>Il mio è un articolo assolutamente fuori-tema, e dovete perdonarmi. Del resto, abbiamo stabilito tutte insieme, tanti anni fa, che il fuori-tema è  sempre il benvenuto, purché ci aiuti a riflettere, a crescere, a stimolare i nostri pensieri, matrigneschi o non matrigneschi che siano.</p>
<p>Oggi sono stata alla presentazione di un libro. L&#8217;evento si teneva a sì e no cento metri da casa mia, e l&#8217;argomento mi incuriosiva. Quindi la mia proverbiale pigrizia non ha avuto nulla da obiettare, e mi son messa lì in prima fila ad ascoltare, facendo fuori nel frattempo tutta la scorta (annuale, credo) di patatine messe a disposizione dalla libreria-bistrot.</p>
<p>Il libro è scritto da un tassista. E racconta il punto di vista dei suoi passeggeri &#8211; tra cui alcuni nomi illustri compreso Umberto Eco &#8211; su vari argomenti. Una raccolta che è durata sette anni.</p>
<p>L&#8217;autore, al suo esordio letterario, mi ha incantato. Non per il suo modo di scrivere (il libro non l&#8217;ho ancora letto, l&#8217;ho comprato solo tre ore fa), ma per il suo modo di porsi. Semplice, pieno di fiducia, senza nemmeno una traccia di furbizia o supponenza. Una purezza che, se le patatine non erano dopate, mi ha davvero incantato.</p>
<p>&#8220;In taxi&#8221; è uno scorcio sull&#8217;umanità che, stando alle brevi letture fatte dall&#8217;autore stasera, penso possa essere davvero interessante. In più, è una bellissima idea, in termini di comunicazione. E le idee vanno premiate, perché sono cose rare e preziose.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;In Taxi. Seguendo il filo del percorso&#8221; di Enzo Tarsia</p>
<p>http://www.amazon.it/taxi-seguendo-filo-del-percorso/dp/8889666757</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(Testo di Rossella Calabrò. Foto: copertina del libro &#8220;In taxi&#8221;)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le parole sono importanti. Ma anche il brasato con la polenta</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 14:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossella Calabrò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Che sia opportuno riappropriarsi del termine &#8220;matrigna&#8221;, trasformando noi stesse l&#8217;accezione negativa in positiva, l&#8217;ho già detto. Ma, ci avete mai pensato, alla differenza tra dire &#8220;la mia figliastra&#8221; oppure &#8220;la figlia di mio marito&#8221;? (O del mio compagno, &#8230; <a href="http://matrigne.style.it/2013/03/11/le-parole-sono-importanti-ma-anche-il-brasato-con-la-polenta/">Continua &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://matrigne.style.it/files/2013/03/Le-parole-sono-importanti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1435" src="http://matrigne.style.it/files/2013/03/Le-parole-sono-importanti-274x300.jpg" alt="" width="274" height="300" /></a>Che sia opportuno riappropriarsi del termine &#8220;matrigna&#8221;, trasformando noi stesse l&#8217;accezione negativa in positiva, l&#8217;ho già detto. Ma, ci avete mai pensato, alla differenza tra dire &#8220;la mia figliastra&#8221; oppure &#8220;la figlia di mio marito&#8221;? (O del mio compagno, ovvio).</p>
<p>E&#8217; una differenza sostanziale.</p>
<p>&#8220;La MIA figliastra&#8221; implica un rapporto diretto con lei. Positivo o negativo che sia.</p>
<p>&#8220;La figlia di MIO marito&#8221; implica un rapporto diretto con il marito (positivo o negativo che sia), ma indiretto, e subìto, con lei.</p>
<p>La mia figliastra mi è simpatica, o mi è antipatica, ma è una persona che fa parte della mia vita, delle mie emozioni, delle mie scelte.</p>
<p>La figlia di mio marito può essermi simpatica o antipatica, ma è una questione che mi riguarda di striscio. Il brasato, signora, lo vuole con la polenta o senza? Senza, grazie, sa, sono allergica alla polenta. Eh, aspetti, dimenticavo, signora: il piatto è già pronto così, al  massimo può lasciare da parte la polenta, se le fa venire l&#8217;orticaria. Ah, va be&#8217;.</p>
<p>Ma poi la polenta mica è un parallelepipedo di plastica che, se lo sposti, sta fermo immobile dove l&#8217;hai messo. La polenta scivola sul sugo, si avvicina al brasato, si mescolano i sapori. Ovvio. La ricetta era quella lì. Brasato con la polenta. Eh.</p>
<p>Io, personalmente, ho sempre detto &#8220;la mia figliastra&#8221;, e quasi mai la figlia di mio marito. Perché sono possessiva, perché mi piace tuffarmi nelle situazioni senza risparmiarmi. E perché, anche se non considero &#8220;mio&#8221; nessuno &#8211; ché la proprietà delle persone è un furto &#8211; mi è piaciuto assegnare una sorta di parentela a quella bambina che, in termini legislativi, mia parente non è. (Che poi, questa è una cosa da pazzi. Una sposa uno, il fratello di questo uno ha una figlia, e la tipa diventa zia e parente della bambina a tutti gli effetti, anche se magari non l&#8217;ha mai vista in tutta la sua vita. Un&#8217;altra sposa uno, e la figlia di questo uno, con cui passa metà della sua vita, non è sua parente).</p>
<p>Comunque, io credo che vadano bene entrambe le definizioni, sia &#8220;la mia figliastra&#8221; che &#8220;la figlia di mio marito&#8221;. E credo anche che siano termini in transizione. Magari all&#8217;inizio se ne usa uno, poi si usa l&#8217;altro, a seconda della situazione emotiva. E molto dipende anche dal carattere di ognuna di noi. Però, ecco, dire &#8220;la mia figliastra&#8221; mette in moto, secondo me, una serie di meccanismi senz&#8217;altro più costruttivi. Meno in punta di forchetta. E&#8217; un po&#8217; come prendere in mano la situazione e dire: occhèi, a &#8216;sto brasato con la polenta, adesso gli aggiungo qualche spezia di quelle che dico io,  di quelle che piacciono a me, e vediamo cosa ne esce. Sta a vedere che poi mi invitano a Matrign-chef.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(Testo e foto della polenta di Rossella Calabrò) (Non è polenta, è pan grattato colorato di giallo, lo so. Mica giro sempre con la polenta in tasca, eh). <img src='http://matrigne.style.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>8 marzo: tulipani e sorrisi da Stregatto</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Mar 2013 19:08:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossella Calabrò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Niente mimose, mie matrigne. Le mimose a me non piacciono, secondo me hanno un certononsocché di pipì. Vi dedico al loro posto questi bellissimi tulipani arancioni, insieme a un aneddoto. L&#8217;altro giorno, presa da raptus, ho deciso di dipingere &#8230; <a href="http://matrigne.style.it/2013/03/05/8-marzo-tulipani-e-sorrisi-da-stregatto/">Continua &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://matrigne.style.it/files/2013/03/8-marzo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1426" src="http://matrigne.style.it/files/2013/03/8-marzo-266x300.jpg" alt="" width="266" height="300" /></a>Niente mimose, mie matrigne. Le mimose a me non piacciono, secondo me hanno un certononsocché di pipì. <img src='http://matrigne.style.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  Vi dedico al loro posto questi bellissimi tulipani arancioni, insieme a un aneddoto.</p>
<p>L&#8217;altro giorno, presa da raptus, ho deciso di dipingere l&#8217;ingresso di casa mia. Era di un giallino-pipì per l&#8217;appunto, ma io lo volevo assolutamente, e subito, di un color melanzana sbiadita.  Sapete come sono, questi raptus, no?</p>
<p>Dipingi che ti dipingi, sono arrivata davanti a un quadro gigantesco. E ho pensato: uff, qui dietro c&#8217;è un chilometro quadrato di muro da spennellare, che tanto non vedrà mai nessuno.</p>
<p>A quel punto il diavoletto anarchico che sonnecchiava sulla mia spalla si è svegliato di botto, ha spernacchiato l&#8217;angioletto precisino sull&#8217;altra spalla e mi ha suggerito, subdolissimo e altamente paraculo, di non dipingere dietro il quadro.</p>
<p>- Eddai, che ti frega, tanto non se ne accorgerà nessuno, quel quadro non viene spostato da anni.</p>
<p>- Ma sei pazza? Non ascoltare quello lì tutto vestito di rosso con quelle scarpe a forma di capra, fai le cose come vanno fatte, dipingi, sacrìficati, e non fare la paracula.  (Ovviamente questo era l&#8217;angioletto precisino).</p>
<p>Insomma, ho accettato la tentazione diavolesca al volo e senza sensi di colpa: ho girato paraculissimamente con il pennello intorno al dipinto gigante, e mi sono risparmiata un bel po&#8217; di fatica. Dopodiché ho pensato a chi avrebbe in futuro staccato il quadro e trovato la parete intonsa (un nuovo inquilino, o magari un attuale marito in vena di verifiche sulle abilità da imbianchina della sottoscritta). Così ho sollevato un po&#8217; il quadro e ci ho dipinto sotto, sul muro giallino-pipì, un sorrisone sardonico e sbeffeggiante tipo Stregatto color melanzana. Na naaa naaaaaa.</p>
<p>Finito il lavoro da spennellatrice ero stanchissima, ma quel gesto un po&#8217; dispettoso un po&#8217; ridanciano mi ha ridato energia. Mi ha fatto pensare che le piccoli ribellioni sono deliziose e salutari, e che l&#8217;ironia trasmette una forza bellissima.</p>
<p>Anche nelle questioni matrignesche (e nelle questioni della vita in genere), credo che occorrerebbe ogni tanto disegnare qualche sorriso da Stregatto dietro i quadri. Uscire dai binari, e prendere un po&#8217; in giro chi ci vorrebbe perfette e omologate. Noi per prime, che a volte siamo le nostre peggiori aguzzine.</p>
<p>Anzi, facciamo che, per festeggiare l&#8217;8 marzo, ognuna di noi si concederà un piccolo gesto anarchico, seguito da un grosso sorriso stregattico. Che dite?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(Testo e foto di Rossella Calabrò, tulipani di Silvia Fontanari)</em></p>
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