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8 marzo: tulipani e sorrisi da Stregatto

 

Niente mimose, mie matrigne. Le mimose a me non piacciono, secondo me hanno un certononsocché di pipì. ;-) Vi dedico al loro posto questi bellissimi tulipani arancioni, insieme a un aneddoto.

L’altro giorno, presa da raptus, ho deciso di dipingere l’ingresso di casa mia. Era di un giallino-pipì per l’appunto, ma io lo volevo assolutamente, e subito, di un color melanzana sbiadita.  Sapete come sono, questi raptus, no?

Dipingi che ti dipingi, sono arrivata davanti a un quadro gigantesco. E ho pensato: uff, qui dietro c’è un chilometro quadrato di muro da spennellare, che tanto non vedrà mai nessuno.

A quel punto il diavoletto anarchico che sonnecchiava sulla mia spalla si è svegliato di botto, ha spernacchiato l’angioletto precisino sull’altra spalla e mi ha suggerito, subdolissimo e altamente paraculo, di non dipingere dietro il quadro.

- Eddai, che ti frega, tanto non se ne accorgerà nessuno, quel quadro non viene spostato da anni.

- Ma sei pazza? Non ascoltare quello lì tutto vestito di rosso con quelle scarpe a forma di capra, fai le cose come vanno fatte, dipingi, sacrìficati, e non fare la paracula.  (Ovviamente questo era l’angioletto precisino).

Insomma, ho accettato la tentazione diavolesca al volo e senza sensi di colpa: ho girato paraculissimamente con il pennello intorno al dipinto gigante, e mi sono risparmiata un bel po’ di fatica. Dopodiché ho pensato a chi avrebbe in futuro staccato il quadro e trovato la parete intonsa (un nuovo inquilino, o magari un attuale marito in vena di verifiche sulle abilità da imbianchina della sottoscritta). Così ho sollevato un po’ il quadro e ci ho dipinto sotto, sul muro giallino-pipì, un sorrisone sardonico e sbeffeggiante tipo Stregatto color melanzana. Na naaa naaaaaa.

Finito il lavoro da spennellatrice ero stanchissima, ma quel gesto un po’ dispettoso un po’ ridanciano mi ha ridato energia. Mi ha fatto pensare che le piccoli ribellioni sono deliziose e salutari, e che l’ironia trasmette una forza bellissima.

Anche nelle questioni matrignesche (e nelle questioni della vita in genere), credo che occorrerebbe ogni tanto disegnare qualche sorriso da Stregatto dietro i quadri. Uscire dai binari, e prendere un po’ in giro chi ci vorrebbe perfette e omologate. Noi per prime, che a volte siamo le nostre peggiori aguzzine.

Anzi, facciamo che, per festeggiare l’8 marzo, ognuna di noi si concederà un piccolo gesto anarchico, seguito da un grosso sorriso stregattico. Che dite?

 

(Testo e foto di Rossella Calabrò, tulipani di Silvia Fontanari)

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Una mimosa gialla e un ragazzo nero

 



L’altro giorno stavo attraversando il parco Solari. Un ragazzo nero all’improvviso mi passa vicinissimo: corre disordinato, disperato, braccato.

Dietro di lui tre poliziotti, due uomini e una donna, lo inseguono.

Siccome purtroppo non è un film, percepisco cose che, davanti a uno schermo, non sentirei.

Il respiro, soprattutto. Il respiro cigolante e pigolante di un bambino, nonostante il metro e novanta di altezza.

Un respiro che odora di pianto.

 

Uno dei poliziotti dice: quello non ce la fa più.

Il ragazzo nero infatti crolla a terra. Più che per la stanchezza, credo crolli per la tristezza.

Lo prendono.

Io mi fermo a guardare, ostentatamente, perché voglio dire, col mio sguardo: io sono qui, posso testimoniare, e voi non potete fargli male. Arrestarlo sì, ma fargli male no.

Nessuno gli fa male: del ragazzo nero che odora di pianto se ne occupa la poliziotta, che è alta la metà di lui. Anche lei odora un po’ di pianto. E forse l’ha annusata un po’ anche lei, nella sua vita, quella solitudine stagnante che impregna il ragazzo nero.

Io non so perché il ragazzo scappasse, né cos’avesse fatto per essere inseguito dalla polizia. Ora non voglio parlare di questo.

Voglio solo dire che l’8 marzo è la festa della donna. E io credo che alle donne, davvero, dovrebbe essere dato maggior spazio, in ogni ambito.

Forse per quella manciata di testosterone in meno e per quel pugno di empatia in più, che fanno la differenza.

 

 

Testo e foto di Rossella Calabrò

 

 

 

 

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