Niente mimose, mie matrigne. Le mimose a me non piacciono, secondo me hanno un certononsocché di pipì.
Vi dedico al loro posto questi bellissimi tulipani arancioni, insieme a un aneddoto.
L’altro giorno, presa da raptus, ho deciso di dipingere l’ingresso di casa mia. Era di un giallino-pipì per l’appunto, ma io lo volevo assolutamente, e subito, di un color melanzana sbiadita. Sapete come sono, questi raptus, no?
Dipingi che ti dipingi, sono arrivata davanti a un quadro gigantesco. E ho pensato: uff, qui dietro c’è un chilometro quadrato di muro da spennellare, che tanto non vedrà mai nessuno.
A quel punto il diavoletto anarchico che sonnecchiava sulla mia spalla si è svegliato di botto, ha spernacchiato l’angioletto precisino sull’altra spalla e mi ha suggerito, subdolissimo e altamente paraculo, di non dipingere dietro il quadro.
- Eddai, che ti frega, tanto non se ne accorgerà nessuno, quel quadro non viene spostato da anni.
- Ma sei pazza? Non ascoltare quello lì tutto vestito di rosso con quelle scarpe a forma di capra, fai le cose come vanno fatte, dipingi, sacrìficati, e non fare la paracula. (Ovviamente questo era l’angioletto precisino).
Insomma, ho accettato la tentazione diavolesca al volo e senza sensi di colpa: ho girato paraculissimamente con il pennello intorno al dipinto gigante, e mi sono risparmiata un bel po’ di fatica. Dopodiché ho pensato a chi avrebbe in futuro staccato il quadro e trovato la parete intonsa (un nuovo inquilino, o magari un attuale marito in vena di verifiche sulle abilità da imbianchina della sottoscritta). Così ho sollevato un po’ il quadro e ci ho dipinto sotto, sul muro giallino-pipì, un sorrisone sardonico e sbeffeggiante tipo Stregatto color melanzana. Na naaa naaaaaa.
Finito il lavoro da spennellatrice ero stanchissima, ma quel gesto un po’ dispettoso un po’ ridanciano mi ha ridato energia. Mi ha fatto pensare che le piccoli ribellioni sono deliziose e salutari, e che l’ironia trasmette una forza bellissima.
Anche nelle questioni matrignesche (e nelle questioni della vita in genere), credo che occorrerebbe ogni tanto disegnare qualche sorriso da Stregatto dietro i quadri. Uscire dai binari, e prendere un po’ in giro chi ci vorrebbe perfette e omologate. Noi per prime, che a volte siamo le nostre peggiori aguzzine.
Anzi, facciamo che, per festeggiare l’8 marzo, ognuna di noi si concederà un piccolo gesto anarchico, seguito da un grosso sorriso stregattico. Che dite?
(Testo e foto di Rossella Calabrò, tulipani di Silvia Fontanari)

















