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Petra Delicado, matrigna, poliziotta, e ingoiatrice di rospi

 

Alicia Giménez-Bartlett, brava scrittrice di polizieschi e non solo, è una matrigna. Si capisce benissimo dalle cose che fa fare alla sua protagonista, la poliziotta Petra Delicado.

Qui, nel romanzo “Gli onori di casa”, Petra ha regalato alla sua figliastra Marina un libro su Isadora Duncan,  dato che la piccola farà un corso di danza. Ma qualcuno, si direbbe per partito preso, non ha gradito il regalo.

 

“Stavo mettendo tutto in un tegame quando il telefono suonò. Era Hugo, uno dei gemelli.

- Scusa se ti disturbo, Petra; solo che è scoppiato un casino e c’è Marina che piange. Vedi se riesci a consolarla tu.

- Che cosa avete combinato?

- Noi niente, ti giuro! Sua madre ha trovato il libro che le hai regalato e ha fatto una scena terribile. (…) Il fatto è che glielo ha confiscato e l’ha anche sgridata  perché leggeva quella roba.  La povera Marina adesso è qui da noi e non la finisce più di piangere. Magari tu le dici qualcosa e si calma.

- Va bene, passamela.

Tardò un po’ a venire al telefono, e nell’attesa non smisi di rimproverarmi dicendomi cose del tipo “Chi te l’ha fatto fare di metterti nei guai? Sei un’imbecille, Petra”. All’improvviso sentii qualcuno che tirava su col naso dall’altro capo della linea.

- Marina, che cos’hai?

- Niente.

- Ci sei rimasta male?

- Mia madre è un’isterica.

Premetti il tasto della prudenza, quello del buon senso quello delle formule borghesi benpensanti, ed ecco cosa mi uscì di bocca:

- Tua madre ha ragione; credo di essermi sbagliata a comprarti quel libro. Non è molto adatto per la tua età.

- Ma se ero arrivata quasi a metà e mi stava piacendo tantissimo!

- E’ la vita di una donna infelice che ha avuto molti amori e sono tutti finiti male.

- E per questo mia madre mi toglie il libro? Ma se io ai ragazzi non ci penso nemmeno!

- Sì, però le vite infelici non sono un buon argomento per le bambine della tua età.

- Ma era una ballerina bravissima!

(…) – Marina, le cose sono come sono e tua madre è tua madre. Finirai il libro quando sarai più grande. E adesso promettimi che non piangi più.

- E va bene – mi disse, come se mi facesse una grande concessione.

- Ci vediamo sabato, allora.

Corsi in cucina (…) e il mio allegro canticchiare fu  sostituito da inconcludenti brontolii contro l’infanzia, il matrimonio, i padri divorziati e la danza classica e moderna in generale.”

 

 

(Testo tratto da “Gli onori di casa” di Alicia Giménez-Bartlett, ed. Sellerio)

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In taxi

 

Ci sono persone che mi incantano.

Per la loro semplicità, per quell’entusiasmo quieto, intimo, che manda un profumo speciale dal cuore. Per quella voglia bambina di giocare, anche a sessant’anni suonati, e per quella curiosità del mondo che non passa nemmeno quando i capelli sono diventati tutti bianchi.

Il mio è un articolo assolutamente fuori-tema, e dovete perdonarmi. Del resto, abbiamo stabilito tutte insieme, tanti anni fa, che il fuori-tema è  sempre il benvenuto, purché ci aiuti a riflettere, a crescere, a stimolare i nostri pensieri, matrigneschi o non matrigneschi che siano.

Oggi sono stata alla presentazione di un libro. L’evento si teneva a sì e no cento metri da casa mia, e l’argomento mi incuriosiva. Quindi la mia proverbiale pigrizia non ha avuto nulla da obiettare, e mi son messa lì in prima fila ad ascoltare, facendo fuori nel frattempo tutta la scorta (annuale, credo) di patatine messe a disposizione dalla libreria-bistrot.

Il libro è scritto da un tassista. E racconta il punto di vista dei suoi passeggeri – tra cui alcuni nomi illustri compreso Umberto Eco – su vari argomenti. Una raccolta che è durata sette anni.

L’autore, al suo esordio letterario, mi ha incantato. Non per il suo modo di scrivere (il libro non l’ho ancora letto, l’ho comprato solo tre ore fa), ma per il suo modo di porsi. Semplice, pieno di fiducia, senza nemmeno una traccia di furbizia o supponenza. Una purezza che, se le patatine non erano dopate, mi ha davvero incantato.

“In taxi” è uno scorcio sull’umanità che, stando alle brevi letture fatte dall’autore stasera, penso possa essere davvero interessante. In più, è una bellissima idea, in termini di comunicazione. E le idee vanno premiate, perché sono cose rare e preziose.

 

“In Taxi. Seguendo il filo del percorso” di Enzo Tarsia

http://www.amazon.it/taxi-seguendo-filo-del-percorso/dp/8889666757

 

(Testo di Rossella Calabrò. Foto: copertina del libro “In taxi”)

 

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Cinquanta smagliature di Gina (e di Ginastra)

 

Matrigne, mogliastre, lettrici di questo blog, volevo festeggiare con voi l’uscita in libreria del mio “Cinquanta smagliature di Gina”, un piccolo libro ironico che, dopo “Cinquanta sbavature di Gigio” questa volta prende in giro le paturnie di noi donne.

Eccovi la sinossi che c’è in copertina.

 

“In ogni donna ci sono almeno cinquanta(mila) sfumature, sbavature, smagliature, che la rendono tanto ricca interiormente quanto incomprensibile all’altra metà del cielo.

Qui, in questo libro, di smagliature femminili ne racconteremo soltanto cinquanta, un numero che va molto di moda in questo momento. ;-)

Ma cosa si intende per smagliature?

Be’, si intende quel po’ di sovrappeso emotivo che tutte noi abbiamo, quelle bislacche imperfezioni che ci rendono così ipersensibili, complicate, esperte di film dell’orrore che proiettiamo dentro di noi ogni volta che per esempio un fidanzato non risponde subito ai nostri sms (non mi ama più, e/o sta scrivendo a un’altra), un’amica ci trova un po’ stanche (stanca? Vuol dire brutta?), la bilancia segna un etto in più (ecco, sono obesa).

“Cinquanta smagliature di Gina” vi propone un rimedio naturale al cento per cento, efficacissimo contro le smagliature interiori. Si chiama autoironia. Che, combinazione, oltre a far più bella la pelle come ogni sorriso, è l’arma di seduzione più efficace che ci sia. Meglio del botox.

Le più coraggiose, o le più sfacciatamente ottimiste, potrebbero far leggere questo libro anche ai propri uomini, così magari (magari, eh) loro capirebbero qualcosa sulle donne. Ché la speranza è l’ultima a smagliarsi.

Ah, un’ultima cosa, Gine: è ufficiale, la perfezione è un’immensa cazzata.”

 

 

(Foto: “Cinquanta smagliature di Gina” di Rossella Calabrò, ed. Sperling&Kupfer)

Da oggi in libreria e anche in ebook.

 

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Cinquanta auguri di buone vacanze (e di buona lettura)

 

Avete presente “Cinquanta sfumature di Grigio”, il best seller erotico del momento? Ecco, da oggi potete leggere, se vi va di farvi quattro risate, il mio “Cinquanta sbavature di Gigio”. E’ una piccola parodia, una sorta di manualetto di controinformazione erotica (e ironica) che paragona Mr Grey, l’affascinante protagonista della celebre trilogia, al Gigio, lo sbrindellato protagonista della nostra vita di coppia. (Sì, quello con la cravatta macchiata di caffè che vedete in copertina).

Un assaggio?

Mr Grey è un uomo decisamente misterioso. Ma anche il Gigio è un uomo decisamente misterioso. Non ha mai rivelato il motivo per cui è incapace di azionare il tasto ON della lavatrice.

Spero che questo libro vi piaccia. (C’è anche un capitoletto sulle matrigne: non ho resistito alla tentazione di infiltrarlo tra le pagine). L’ebook è disponibile dal 3 agosto, mentre il cartaceo sarà in libreria dal 28 agosto, ma potete prenotarlo già ora.

Intanto, vi auguro buonissime vacanze con i vostri Gigi (e gli allegati). ;-)

http://www.bookrepublic.it/book/9788873397076-cinquanta-sbavature-di-gigio/

 

 

Foto: “Cinquanta sbavature di Gigio” di Rossella Calabrò, ed. Sperling & Kupfer

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I miei genitori, divorziare? Naaa, son troppo vecchi: han quarant’anni

A causa dell’influenza, sono stata tre giorni chiusa in casa senza parlare praticamente con anima viva, a parte qualche commento pieno di sternuti qui sul nostro blog. (Spero non vi siano arrivati sputacchi e bacilli).

Ieri sera invece: decido di essere guarita (bugia) e vado col mio legittimo – seppur di terza mano – consorte a sentire degli amici che suonano in un locale.

A un certo punto esco in giardino perché la musica col volume a palla mi sta rintronando, e mi siedo su un gradino. Lì mi accorgo che è seduta anche una ragazzina molto dark con uno shar-pei biondo. Li conoscete, no, quei cagnoloni con la pelle tutta plissettata? Ecco, ovviamente non resisto, e gli pastrugno il testone di velluto. Poi scopro che il plissettato si chiama Babau, che è il nome che io ho sempre sognato di dare a un cane, e lo pastrugno ancora di più.

Però però però, siccome eran tre giorni che stavo zitta, per la povera ragazzina dal cane plissé e dagli smokey eyes, inizia un incubo: le attacco un bottone dietro l’altro su qualunque argomento. Bla bla bla, figuratevi, avevo tre giorni di mutismo da smaltire, povera lei. Ma lei pare gradire. Tant’è che arriva una sua amica, coetanea, e si aggiunge al terzetto chiacchierino formato da Ragazzina Uno, Babau, e Sottoscritta.

Insomma, parliamo di animali, ovvio, ma poi anche di eutanasia, di medicina e industria farmaceutica, di viaggi, di libri, di un sacco di argomenti abbastanza impegnativi.

Le ragazzine, con mio sommo stupore, sono attente alla realtà, informate, curiose, aperte al mondo e alle idee degli altri, persino degli adulti come me.

E allora, zàcchete, alla domanda: Ma tu di cosa ti occupi? io, in vena di proselitismo, racconto a ragazzine e Babau del Club delle Matrigne. Babau sbadiglia, le girl ascoltano interessate, ma poi una delle due commenta:

Mia madre e mio padre non potrebbero mai divorziare: son troppo vecchi.

Ah, ma quanti anni hanno? chiedo temendo il peggio. Infatti:

Euhhh, un sacco, tipo quaranta.

Gasp.

E questo gasp corrisponde al pensiero che, nonostante queste ragazzine fossero il meglio che potessi incontrare in fatto di ragazzine, se una è figlia, i genitori possono essere anche giovani, ma sono comunque percepiti come vecchi, e quindi asessuati, e quindi non innamorabili.

Poi ovvio che, di fronte alla realtà, le ragazzine (e i ragazzini) si adeguano e, spesso con fatica, capiscono. Ma il primo pensiero è proprio: Naaa, i miei genitori mica fanno ‘ste cose.

Per questo, come dicevo nel mio vecchio blog quattro anni fa, la matrigna rappresenta, tra i vari orrori, anche l’orrore che mamma e papà hanno una sessualità. Perché – pensa la ragazzina – se il papà dorme con la matrigna, che non è mia mamma (quindi asessuata) ma una donna (quindi sessuata), significa che (gasp, sput) quei due scopano. E se papà scopa, allora sta a vedere che scopa anche mammà (doppio gasp, doppio sput). E queste cose non son tanto facili da affrontare, né da piccoli, e nemmeno a vent’anni.

E per questo, come ho sempre sostenuto e di cui ho trovato conferma ieri in un libro (*), alla matrigna va costruito, ex novo, un ruolo preciso. Che è ancora da inventare, ma che, sostanzialmente, non è quello di una seconda madre perché non ci sono né primi né secondi da stabilire ma solo persone, non è quello di un’amica perché svilirebbe il suo ruolo di educatrice e quello di accudimento, non è quello di nemica perché vabbe’ non vale, ma è quello di matrigna. Una Nuova Matrigna, contemporanea, attualizzata, attinente alla realtà. Che la società, pian pianino (uff) possa finalmente metabolizzare, smettendo di demonizzare. (Cosa che qui, nel nostro piccolo, stiamo facendo da anni). :-) Questo lavoro è anche in mano a ognuna di noi.

Per tranquillizzarvi, sappiate che poi ho smesso di attaccar bottone alle ragazzine, anche perché mi sono resa conto che, se avessero avuto anche sola mezza intenzione di cuccare lì al locale, con un’adulta logorroica seduta sul gradino con loro, non avrebbero combinato un granché. E mica volevo che per colpa mia poi cuccassero, tardivamente, un uomo divorziato con prole.

 

(Testo e foto di Rossella Chiacchierò)

 

(*) Il libro di psicanalisi che cito, in libreria dal 9 maggio, è “Chi è la più cattiva del reame?” di Laura Pigozzi

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Il Manifesto degli Adolescenti

 

Se mi chiedi cos’ho fatto oggi, la mia risposta, a qualunque latitudine, sarà invariabilmente un biascicato: nieeente. Perché tu, il mio niente che è fatto di tantissime cose, non potresti capirlo.

Se mi chiedi com’è andata a scuola, la mia risposta, a qualunque latitudine, sarà invariabilmente: come al solito. Perché se ti raccontassi per esempio che mi hanno fatto piangere, tu mi spiegheresti come si fa a diventare forti, e io voglio impararlo da solo.

Se mi chiedi cosa faccio per la contraccezione, la mia risposta, a qualunque latitudine, sarà invariabilmente: mhm. Perché, scusami, ma sesso e genitori son due cose che non c’entrano niente, e metterle insieme mi imbarazza da morire.

Se mi chiedi perché mi vesto così, la mia risposta, a qualunque latitudine, sarà invariabilmente: perché lo fanno tutti. E se tu trovi che la risposta sia un monumento al qualunquismo, sappi che per me, vestirmi come tutti, mi dà più sicurezza di mille dei tuoi abbracci.

Se mi chiedi perché passo ore al computer o davanti alla tele, la mia risposta, a qualunque latitudine, sarà invariabilmente il mio silenzio. Però, se tu hai di meglio da offrirmi, io sono pronto. Ma saprai stupirmi, o saprai solo dirmi: vai a studiare?

Se mi chiedi perché ho sempre il muso, la mia risposta, a qualunque latitudine, sarà invariabilmente: boh. Sai, queste domande mi fanno sentire ancora più solo.

Se mi chiedi di raccontarti qualcosa di me, la mia risposta, a qualunque latitudine, sarà invariabilmente: non ho niente da dirti. Perché tu penseresti solo a come impedirmi di rifare quello che ti ho appena raccontato.

Se mi chiedi perché ti racconto un sacco di palle, la mia risposta, a qualunque latitudine, sarà invariabilmente: rileggiti il punto sopra.

E se mi chiedi perché non comunichiamo, la mia risposta è che ti sei dimenticato di come eri alla mia età. E, a qualunque latitudine dell’anima, credimi, questa è una perdita gravissima.

 

 

Testo e foto (e provocazione)  di Rossella Calabrò

 

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Un Blog Book?


A me Style.it piace un sacco perché è unico. Perché qui le lettrici non sono solo lettrici, ma persone che partecipano attivamente alla vita del sito.

Così, un po’ perché ispirata dal clima di Style.it che ci ospita, un po’ perché moltissime di voi mi hanno chiesto di fare, di questo blog, un libro, eccomi qua con un’idea che è più vostra che mia.

Io, che sono pigra come un gattastro da divano, ho fatto finta di non sentire la vostra richiesta per un bel po’ di tempo, ma a questo punto il felinastro che è in me ha fatto uno sbadiglio di quelli a quattrocento canini (gattini?), è saltato giù dal divano e ha accettato la sfida. Meowwwrrr.

Il progetto è quello di pubblicare, appunto, un libro o un ebook o entrambi, con molti degli articoli che ho scritto per questo blog, e con molti dei vostri preziosissimi commenti.

Nell’eventualità vogliate partecipare a questo libro, ho bisogno – per un fatto di delicatezza e  anche per esigenze dell’editore – di avere da voi un’autorizzazione scritta relativa alla pubblicazione di ciò che avete commentato qua.

Ho già mandato alla maggior parte di voi una mail con la liberatoria da spedirmi compilata e firmata. (Controllate la vostra casella di posta, compreso l’indirizzo email con cui vi siete registrate su questo sito).

Ovviamente, se non avete voglia o non ve la sentite di apparire nel libro, non c’è nessun problema, non apparirete: il rispetto della vostra decisione sarà assoluto.

Se però volete esserci, dovreste mandarmi questa liberatoria al più presto perché, come potete immaginare, i vostri commenti sono migliaia e tutti concatenati fra loro, quindi se scopro all’ultimo momento che qualcuna di voi non vuole esserci, devo rifare tutto il lavoro di editing, che è lunghissimo.

Diciamo che fissiamo come scadenza il 14 febbraio (2012), giusto per san Valentino, vah, dopodiché chiuderò per forza di cose la lista di chi partecipa e chi no e inizierò a confezionare il libro, con i soli commenti di chi ha dato l’assenso ufficiale.

Naturalmente le vostre parole, se sarete tra quelle che hanno detto sì (siete già tantissime!) verranno firmate e pubblicate solo con il vostro nickname, quindi l’anonimato che avete sul blog sarà lo stesso che avrete sul libro.

 

Io credo che il risultato sarà un libro ironico, certo, ma anche di grande spessore e di grande umanità, soprattutto grazie alla vostra partecipazione.

Aspetto i vostri sì o i vostri no, tutti accolti con lo stesso affetto e la stessa amicizia.

Testo e foto di Rossella Calabrò

 

 

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Un libro da regalare? “Di matrigna ce n’è una sola”


Un po’ perché la pubblicità è uno sporco mestiere ma qualcuno deve pur farlo, ;-) un po’ perché questa bellissima recensione, scritta l’anno scorso da una figliastra (non mia) mi ha commosso, ecco che pubblico qui il suo post. Poi, se volete fare un regalo di Natale a una vostra amica dai 13 ai 113 anni, madre, matrigna, figlia o figliastra che sia, sono contenta, ecco.

“Se pensate che le matrigne siano donne bellissime ma cattive, vi sbagliate di grosso. Seconde mogli di uomini ormai già padri di prole altrui, si destreggiano più o meno agilmente tra il nuovo amore, la carriera, i propri sogni e i figli. Degli altri.
E ci sono donne che tutto questo non lo vivono (più?!) come contrappasso obbligato per aver ottenuto l’amore di un uomo divorziato, ma come ormai piacevole routine dopo un mare di imprevisti, difficoltà e pianti solitari.
Una di queste donne straordinariamente forti e determinate è Rossella Calabrò, già autrice di Uova di Matrigna (sotto pseudonimo) e Mogliastre, che giunta al suo terzo successo si rivolge proprio a noi figliastre: donne in miniatura che una mamma già ce l’hanno, ma si trovano tutto d’un tratto a ereditare anche una “tipa del papi” di natura assai dubbia.
Di matrigna ce n’è una sola nasce infatti come una raccolta di “appunti di diseducazione sentimentale per figlie, figliastre, madri e matrigne”.
Diseducazione, perché si rivolge a una giovanissima figliastra con parole e idee poco politically-correct ma molto utili nella vita pratica di ogni adolescente che si rispetti: sfiora temi complessi quali la politica, l’omosessualità, la violenza sulle donne, la chirurgia estetica e la morte con la delicatezza di una mamma e la sincerità spudorata dell’amica del cuore.
Nessuna paura a rivelare i piccoli grandi segreti che tutti gli adulti tendono a occultare nel famoso armadio assieme agli scheletri, perché d’altronde non è una mamma, ma una matrigna! Affronta perciò a viso aperto tutte le esperienze dell’adolescenza dall’autostop ai disturbi alimentari, passando per le comuni degli anni ’70 e gli abbordaggi non voluti, al limite della violenza.
La storia sta tutta in una valigia, eredità della giovane destinataria, piena di oggetti strani e deliziosi che raccontano passo passo il rapporto tra una matrigna che non ha mai voluto diventare madre, e una figliastra che di madre ne ha già una. Il racconto commovente del loro primo incontro, le spassose parentele prive di DNA comune, il desiderato secondo matrimonio e ricordi d’infanzia mixati a episodi spassosissimi della gioventù contemporanea.
La metafora d’effetto più morbida del libro? Il paragone tra gli adolescenti e una muta di husky in fuga al Polo: occhi di ghiaccio e cuore di panna. Non proprio facili da gestire, ma curiosi e vispi, desiderosi di comprensione e amicizia, ma anche di regole e consigli.

Un’autrice gattofila e perspicace, un romanzo delizioso e toccante che piacerà a tutte le figliastre (e non).

“Noi adulti facciamo un sacco di cose strane per non ferirvi, mentre tante volte la verità, spiegata in modo che possiate capirla, è la scelta migliore”
Infatti Rossella, è la lettera d’amore matrignesco più bella che una figliastra possa desiderare!”

Post di Erika Pompili, tratto da TheWoman.it


P.S. Per chi riceverà a Natale un kindle o un iPad, o semplicemente ha voglia di leggersi un e-book sul computer, da oggi “Di matrigna ce n’è una sola” oltre alla versione cartacea, è anche in versione digitale, in compagnia degli e-opossum.
http://www.bookrepublic.it/books/authors/Rossella%20Calabrò/

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