“Non sono una mamma, sono una persona”. Pàffeta, l’altra mattina, con i neuroni ancora tutti uno sbadiglio, quindi senza filtri né censure, mi è uscita questa sentenza che ho rivolto (sorridendo) (abbastanza) alla mia figliastra adolescente.
L’antefatto: la sera prima, venerdì, lei mi aveva detto che avrebbe pranzato volentieri con me (di solito, essendo ormai grande, il sabato mangia con gli amici). Avrei pranzato volentieri anch’io con lei, quindi mi sono liberata dagli impegni, ho organizzato il mio (poco) tempo, eccetera eccetera eccetera. E intanto c’era una vocina piccola piccola dentro di me che mi bisbigliava qualcosa.
E infatti: Ehm, Rossella, contrordine – esordisce la figliastra poco prima dell’ora di pranzo – ho un impegno.
Eccallà, l’adolescente che fa il pacco.
Mi sono ricordata della mia adolescenza e di quando consideravo un impegno con un adulto qualcosa che si poteva tranquillamente annullare all’ultimo momento in quanto non annoverabile tra gli impegni “veri”. Tanto gli adulti, pensavo a quell’età, sono lì a disposizione dei figli, mica hanno una vita privata. (Che fossero a disposizione anche dei figliastri non lo pensavo ma, se mi fossi soffermata sull’ipotesi, mi sarei risposta che, sì, erano a disposizione anche dei figliastri, ovvio, e dei nipoti e di tutta la categoria di personcine che si sentono l’ombelico del mondo).
E così mi è uscita spontanea la fatidica frase.
Poi, facendo pascolare i miei neuroni su un’intera coltivazione di caffè, ho argomentato alla figliastrina la mia uscita. Che non riguardava solo le madri (dato che oltretutto non lo sono), ma i rapporti tra adolescenti e adulti.
L’adolescentessa ha capito al volo, o ha finto benissimo forse perché, appunto, doveva uscire altrettanto al volo.
Morale della favola: le morali sono due.
Morale uno: gli adolescenti sono fatti così. E non bisogna prenderla come un affronto personale. Tra l’altro anche noi eravamo così, chi più (io), chi meno.
Morale due: sputare i rospi fa benissimo. Se me ne fossi stata zitta avrei accumulato quel po’ di rancoretto che mi avrebbe intossicato il pranzo (peraltro improvvisamente libero e passato a prendere il sole sul balcone, beata). Invece così, sput!, io mi sono liberata del rospo rancoroso, lei ha capito, e la prossima volta, be’, la prossima volta con ogni probabilità lei lo farà ancora. Del resto, diciassette anni si hanno una volta sola, e oltretutto se non si infrangono le regole a quell’età, quando lo si fa?
Ah, visto che oggi è il 12 maggio: buona Festa della Persona a mamme e matrigne.
(Testo e foto di Rossella Calabrò)

























